“È un bel film, Acab, insomma. E lo è anche perché pur mettendo al centro del discorso un’atmosfera che si nutre di una violenza sempre pulsante, non travolge mai lo spettatore con questa violenza. I pestaggi, le manganellate ci sono, ma sono quelle necessarie e spesso sono solo suggerite, perché non c’è bisogno di far vedere il cervello che schizza su un muro per spiegare che a qualcuno hanno spaccato il cranio. Non ho mai dovuto chiudere gli occhi, per dire. E con questa misura, con questa delicatezza, la denuncia arriva più profonda. Prende la testa e non solo lo stomaco. E il Cobra di Favino non te lo dimentichi più.”